Gli alberi

Il nostro polmone verde: Gli Alberi

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Gli alberi sono gli organismi viventi più longevi del pianeta e una delle più grandi risorse naturali della terra. Mantengono l’aria pulita, diminuiscono l’inquinamento acustico, migliorano la qualità dell’acqua, aiutano a prevenire le erosioni, forniscono cibo e materiale edile, creano ombra e aiutano a rendere il paesaggio stupendo. Sono i più anziani abitanti della terra e sicuramente il suo tesoro più prezioso.

Ecco perché:

  • Gli alberi ricoprono il 29,6% del globo.
  • Un albero adulto produce nel giro di una stagione l’ossigeno che dieci persone respirano in un anno.
  • 300 alberi possono eliminare la quantità di inquinamento prodotta da un essere umano nel corso della sua vita.
  • In un anno un albero riesce ad assorbire circa 30 kg di anidride carbonica presenti nell’aria, più o meno la quantità prodotta da un’auto che ha percorso 42000 chilometri.
  • Durante il corso della sua vita, un solo albero riesce ad assorbire circa un quintale di anidride carbonica.
  • Un albero riesce ad assorbire 9000 litri di acqua all’anno, riducendo il rischio di allagamenti.
  • Un albero maturo elimina 70 volte più inquinamento nell’aria di un albero appena piantato.
  • Le circonferenze degli alberi danno informazioni sugli eventi ambientali, comprese le eruzioni vulcaniche.
  • Si può scoprire l’età di un albero contando gli anelli del tronco. Questo metodo è chiamato Dendrocronologia e fu sviluppato all’inizio del XX secolo.
  • L’ombra e il vento prodotti dagli albero diminuiscono i costi di riscaldamento e raffreddamento annuali per un importo pari a circa due miliardi di dollari.

 PINO LARICIO

Può raggiungere agevolmente i 35 metri di altezza ed ha una chioma a forma conico-piramidale. Il Pino Laricio  ama l’umido e i terreni freschi e profondi, tipici delle zone ombreggiate e molto piovose.
Conformazione molto alta e sottile al fusto. Può arrivare a circa 2 metri di diametro.

Presenta un tronco poco ramificato e con rami sottili, espansi, disposti a palchi; la corteccia è poco spessa, scagliosa di colore grigio-scuro.

La chioma, di colore verde cupo, ha forma piramidale, con il tronco praticamente spoglio nelle parti più basse.

Le foglie sono aghiformi di colore verde scuro, lunghe anche una decina di centimetri. Solitamente si presentano in forma sottile formando palchi di fronde terminali caratteristicamente espansi. Rispetto al Pino nero, la sottospecie laricio presenta aghi flessibili, non rigidi e scarsamente pungenti.

I fiori, meglio indicati come sporofilli, maturano in marzo-maggio. Macrosporofilli: sono rossi e grandi 1 cm circa, Microsporofilli: sono costituiti da piccoli coni ovoidali di 7 mm circa.

La fioritura del Pino Laricio avviene tra marzo e maggio. Il frutto che comunemente viene conosciuto come “pigna” deriva dai coni femminili che possono lignificare e rimanere sui rami. L’apparato radicale è formato da un’unica grande radice che penetra nel terreno raggiungendo una profondità di quasi 2 metri.
Tale ecotipo di abete sta dimostrando una notevole resistenza alle cosiddette “piogge acide“; è per tale motivo che si hanno costanti e crescenti richieste di seme dall’estero (Germania, Austria, ecc.). Questa pianta vegeta bene in zone montane, ad altitudini comprese tra i 400 e i 2000 metri trovando il suo habitat ideale nelle zone a piovosità e umidità atmosferica medio-alte. Nel nord Italia l’abete bianco è comune nelle Alpi orientali. Il più grande abete bianco d’Europa è un esemplare alto 50 metri, con una circonferenza del tronco di quasi 5 metri. Si trova qui da noi, in Italia, a Lavarone in provincia di Trento  ed è chiamato, in dialetto locale : “Avez del Prinzipe”. In passato veniva utilizzato, data la notevole altezza, come albero maestro per le navi, mentre ancora oggi, soprattutto nell’Europa centrale, gli esemplari più giovani vengono utilizzati come albero di Natale.
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 FAGGIO

Albero con chioma a portamento conico-globoso, con tendenza ad espandersi nelle piante adulte; vegetazione folta e densa. È una pianta che raggiunge facilmente i 20-30 metri di altezza.
Il tronco è diritto, cilindrico da giovane, largamente scanalato da vecchio; la scorza sottile si presenta caratteristicamente liscia e lucente, grigio chiaro.
Le foglie alterne, ovato-ellittiche, sono lunghe 10-15 cm, leggermente ondulate e cigliate al margine, con nervi secondari diritti e paralleli; sono dotate di un breve picciolo e si presentano all’inizio arrossate, poi superiormente verde scuro, più chiare sotto. Sono disposte sul ramo in modo alterno, lucide su entrambe le facce. In autunno assumono una caratteristica colorazione arancio o rosso-bruna. Ha una chioma massiccia, molto ramificata e con fitto fogliame, facilmente riconoscibile a distanza perché molto arrotondata e larga, con rami della porzione apicale eretti verticali.
È una pianta monoica che produce fiori maschili e femminili sulla stessa pianta ma in posizioni diverse. Le infiorescenze sono unisessuali: quelle maschili in glomeruli pendenti dotati ciascuno di un lungo peduncolo, quelle femminili erette consistenti di 1-2 fiori circondati da 4 brattee superiori larghe e da numerose brattee inferiori lineari. I fiori maschili sono riuniti in amenti tondi e penduli, lungamente picciolati, quelli femminili accoppiati in un involucro, detto ‘cupola’, hanno ovario triloculare, la fioritura avviene generalmente nel mese di maggio.
I frutti, chiamati faggiole, sono grossi acheni commestibili, trigoni, rossicci, racchiuse a due a due in un involucro legnoso ricoperto da aculei morbidi. Somigliano a delle piccole castagne triangolari e ne sono ghiotte alcune specie di fauna selvatica compreso il cinghiale. Se privati del pericarpo velenoso, si consumano arrostiti come succedanei di castagne, nocciole o mandorle, tostati sono un surrogato del caffè. L’olio estratto dai semi, di colore pallido e sapore dolciastro viene utilizzato come condimento e un tempo come combustibile.
Il decotto di giovani radici raccolte in primavera o in autunno, è anticonvulsivo. Il decotto di corteccia raccolta preferibilmente in primavera spezzettata ed essiccata ha proprietà febbrifughe ed astringenti.Per distillazione del legno si ottiene il creosoto, liquido oleoso con odore acuto di fumo e sapore fortemente aromatico, che viene utilizzato come disinfettante ed espettorante.

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  QUERCIA

Le querce, contrariamente a quanto si pensa, sono piuttosto veloci a svilupparsi, almeno nei primi anni di vita, tanto che per alcune specie caducifoglie non è difficile una crescita di circa mezzo metro nel volgere di un solo anno. Se, invece, si pretende da loro quell’aspetto maestoso che era tanto apprezzato dai Greci e dai Romani, occorre aspettare oltre mezzo secolo. In molti casi il portamento è imponente anche se ci sono specie arbustive. La quercia è alta da 22 a 34 metri ed ha una chioma globosa.
Il tronco è tozzo e robusto con la corteccia grigia, liscia e lucida da giovane, di colore scuro, quasi nero,  screpolata e che si fessura profondamente longitudinalmente da adulta. Il legno della quercia è compatto, pesante e di lunghissima durata anche nell’acqua.
Le foglie possono essere caduche, sempreverdi o semipersistenti; in quest’ultimo caso, rimangono sulla pianta per tutto l’inverno e cadono in primavera, quando sono già pronte quelle nuove in sostituzione. La loro forma varia molto da specie a specie e sono talvolta lobate, talvolta dentate e sulla stessa pianta possono avere forme differenti, per la differenza del fogliame giovanile rispetto a quello adulto; la foglia più tipica è semplice, presenta margini lobati ed è completa di stipole alla base (piccole strutture verdi simili a foglioline, poste ai lati del picciolo). A seconda della specie hanno dimensioni variabili da qualche centimetro fino al mezzo metro di lunghezza. In autunno le foglie di alcune specie possono assumere colori molto ornamentali.
La fioritura delle querce non è assolutamente spettacolare o decorativa, ma anch’esse producono fiori: sono piante monoiche, ovvero la stessa pianta porta sia i fiori maschili che quelli femminili. I fiori maschili sono riuniti in amenti di colore giallo, penduli e lanuginosi, quelli femminili sono di colore verde e si riducono ad un semplice rigonfiamento dal quale fuoriesce il pistillo.
Il frutto è la ghianda, formata da una cupola di squame che circonda la base della noce. È un achenio parzialmente ricoperto da una ‘cupola‘ liscia o spinosa, di aspetto variabile tanto da costituire per gli studiosi un carattere essenziale per la determinazione delle diverse specie.
Nella mitologia germanica la pianta era sacra a Donar, il dio del tuono e della fecondità. Per i Greci, la quercia era sacra a Zeus, il padre degli dei, ed essi ritenevano che il dio stesso l’avesse piantata sulla terra. Per loro, prima che si cominciasse a coltivare il grano, c’era stato il tempo delle ghiande, quando l’uomo si cibava, come gli animali, dei suoi frutti. Anche nell’antica Roma le querce erano sacre a Giove e spesso ospitavano, secondo la mitologia, dei o ninfe o addirittura facevano profezie. Per i Romani la quercia era simbolo di forza, gloria, nobiltà e valore militare (il termine robur significava sia forza sia quercia). Sempre a Roma, con un serto di quercia veniva incoronato il soldato che in battaglia aveva salvato la vita a un commilitone e con la medesima corona si adornavano i “viri” (uomini veri) che si erano segnalati per speciali virtù civili.

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